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Vino post-naturale

Oltre il naturale

Testo provvisorio — bozza per mostrare la forma della pagina, non ancora un testo definitivo.

Il vino naturale ha esaurito la sua spinta. Nato come rottura, si è cristallizzato in stile e ideologia. Chiamo post-naturale il tentativo di raccoglierne il nucleo vivo e portarlo su un altro piano.

Quel piano è la vigna. Per due decenni la frontiera del vino è stata la cantina, e il «fare meno» enologico ne è stato il linguaggio. Oggi quel minimalismo è competenza diffusa, e la frontiera si sposta: il vino è esito di un’agricoltura complessa, non di una tecnica di cantina.

Alla radice ci sono tre logiche del rapporto tra uomo e mondo. La téchne domina la natura; la physis le lascia bastare a sé stessa; la poiesis nasce dal loro incontro. Il post-naturale sta nella terza: non rifiuta la tecnica per principio, e non la usa per automatismo.

Il vignaiolo, in questa cornice, è il custode di un ecosistema. Non un custode passivo, che lascia accadere, ma un custode attivo, che decide sotto incertezza e risponde nel lungo periodo. È qui che si decide la qualità del vino.