Il vino naturale è stato una rottura, poi è diventato uno stile. Il post-naturale raccoglie ciò che in quella rottura era vivo e ne sposta la frontiera: dalla cantina alla vigna. Il vino torna a essere l'esito di un'agricoltura, non di una tecnica di cantina.
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Ricercatore di filosofia politica all'EHESS di Parigi. Da anni lavoro a un'estetica del vino, a partire dai produttori che ho conosciuto attraverso l'importazione e la distribuzione. Ho scritto Il vino post-naturale per dare un nome a uno spostamento che vedevo accadere nelle vigne prima che nei discorsi.
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Il vino naturale è stato una rottura culturale; oggi è soprattutto uno stile codificato. Il libro parte da qui e propone un lessico nuovo, in cui la frontiera del vino si sposta dalla cantina alla vigna, e scienza e agricoltura tornano a parlarsi.
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Esempio di come appariranno gli articoli — testi provvisori, solo per mostrare la forma.
Per due decenni la partita si è giocata in cantina. Oggi il minimalismo enologico è competenza diffusa, e il punto di applicazione del «naturale» si sposta sull'ecosistema.
Nel modello naturale la custodia è passività. Nel post-naturale è cura progettuale: giudizio sotto incertezza, responsabilità di lungo periodo.